Mi chiamo Italia

Mi chiamo Italia...  Lo Zoo di 105

Mi chiamo Italia…

Lo Zoo di 105

 Mi chiamo Italia...  Lo Zoo di 105


Mi chiamo Italia – Lo zoo di 105 – Dedico questo video a tutti coloro che ancora ci credono. Grazie allo zoo di 105Firma


Giuseppe per l’Italia.

#888

Corso accelerato Inglese/Veneto

Bandiera Inglese - Britain Flag

Corso accelerato Inglese/Veneto

Bandiera Veneto - Veneto Flag
They locked me I me ga ciavà
Twohands Doman
I have expensive Go caro
Hungry a charity Fame na carità
Always finger Sempre dito
I’m papered Me son incartà
It’s a boom missing winds Ze unboto manca venti
Gold verygood Oro benon
For power Par forsa
I come cakes Vegno torte
My father yes Me par de si
It’s not glass Non ze vero
Dog of the pig Can dal porco
Website out? Sito fora?
Pig and out Porco e fora
It’s a boom missing winds Ze unboto manca venti
Your sea bitch To mare putana
Gold verygood Oro benon
For power Par forsa
If you fly✈ Se te voi
My father yes Me par de si

Dizionario Inglese/Romano


Questo post è comprensibile solo per i veneti :) Firma Horsefly


Giuseppe per il Veneto

#874

 

Caorle (VE) – 05 luglio 2014

Fotografo disegno

Caorle (VE)

05 luglio 2014

Sunset from the Lagoon

 Iphone Iphone 6 Apple
Caorle (VE) - 05 luglio 2014 - Sunset from the Lagoon Caorle (VE) – 05 luglio 2014 – Sunset from the Lagoon

Clicca sull’immagine per ingrandire


Shooting date: 05/07/2014

Place: Caorle (VE) 

Title: Sunset from the lagoon

Photographer: Giuseppe Horsefly

Camera: Iphone 4


Giuseppe per Caorle

#854

 

29 settembre 2012

29 settembre di Mogol-Battisti - Lucio Battisti - Equipe 84

29 settembre di Mogol-Battisti

Correva l’anno 1967.

29 settembre di Mogol-Battisti - Lucio Battisti - Equipe 84

29 settembre di Mogol-Battisti – La versione di Battisti


29 settembre di Mogol-Battisti – La versione dell’Equipe 84


 29 Settembre - (Battisti-Mogol)

Seduto in quel caffè io non pensavo a te…. Guardavo il mondo che girava intorno a me… Poi d’improvviso lei sorrise e ancora prima di capire mi trovai sottobraccio a lei stretto come se non ci fosse che lei. Vedevo solo lei e non pensavo a te… E tutta la città correva incontro a noi. Il buio ci trovò vicini un ristorante e poi di corsa a ballar sottobraccio a lei stretto verso casa abbracciato a lei quasi come se non ci fosse che, quasi come se non ci fosse che lei. Mi son svegliato e e sto pensando a te. Ricordo solo che, che ieri non eri con me… Il sole ha cancellato tutto di colpo volo giu’ dal letto e corro li’ al telefono parlo, rido e tu.. tu non sai perché t’amo, t’amo e tu, tu non sai perché parlo, rido e tu, tu non sai perché t’amo t’amo e tu, tu non sai perché parlo, rido e tu, tu non sai perché t’amo, t’amo tu, tu non sai perché.


Correva l’anno 1967 e Mogol e Battisti scrivevano questa bellissima canzone, ma un po’ di anni prima e precisamente il 29 settembre 1936, nasceva a Milano, l’ennesimo uomo della provvidenza italiana: Silvio Berlusconi. Nessuno formula auguri per questo uomo così importante per l’Italia? Io per stavolta passo…..Firma


Giuseppe per gli uomini della provvidenzna italica

#745

 

Veneto e …. luoghi comuni.

Veneto e ....luoghi comuni.

Veneto e ….luoghi comuni.

 

Veneto e ....luoghi comuni.


“Venessiani gran signori,
Padovani gran dottori,
Vizentini magna gàti,
Veronesi tutti mati,
Trevisani pan e tripe,
Rovigoti baco e pipe,
… e Belun? poro Belun, te si propio de nissun!”

Vediamo di spiegare alcuni stereotipi riguardanti gli abitanti delle province venete.
- Nei secoli precedenti alla scoperta dell’America, la città di Venezia era ricca e famosa per i numerosi scambi commerciali che intratteneva con l’Oriente;
- Padova è conosciuta per la sua prestigiosa università, una delle più antiche d’Europa, che risale al tredicesimo secolo;
- Durante il periodo di guerra i vicentini hanno patito molto la fame. Ma c’è anche chi sostiene che il detto riasale attorno al 1670 quando Vicenza era invasa dai topi e Venezia,che ha dominato vicenza dal 1404 al 1797,inviò in soccorso della città una schiera di gatti che però non bastarono a risolvere il problema,quindi Vicenza fece richiesta di aiuto per altre due volte al doge veneziano del tempo che alla terza richiesta di invio di gatti da parte dei vicentini, preoccupato di doverne fornire ancora, disse: “ma voi vicentini ve li mangiate i gatti?”
- All’interno della città di Verona esistevano due manicomi famosi, uno a San Giacomo e uno a Marzana. Oltre a questo, i veronesi sono definiti ‘matti’ perchè simpatici e scherzosi;
- Rovigo è conosciuta per le sue buonissime grappe che esporta in tutta Italia; si dice anche che gli stessi rovigoti siano dei gran bevitori e che fumino molto;
- Treviso era un territorio povero, una zona sottosviluppata. Una pietanza tipica è il pane e trippe, un piatto povero;
- Belluno era una cittadina piccola, sperduta in mezzo alle montagne e con una economia povera.
 
E adesso scusatemi che devo andare a cuocere  il gat… eau.* :)
——–
* ”Gateau”. dolce scledense - Gli strati sono questi:
disco di meringa con nocciole
crema chantilly alla nocciola
crema zabaione
pan di Spagna con bagna al rum
crema chantilly alla nocciola
crema zabaione
disco di meringa con nocciole

Giuseppe per il campanile regionale

#737

 

Francesco de Gregori – Viva l’Italia

Italia stampelleItalia Bandiera

Viva l’Italia, Francesco de Gregori


Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre (1969 – Piazza Fontana). 16 morti, nessun colpevole…. e certe ombre su apparati dello stato.


Giuseppe per le stragi ancora impunite.

#559

 

Buon Compleanno Italia

Bandiera italiana gif

150 anni dell’unità d’Italia.


 

London Philharmonic Orchestra, Luciano Pavarotti, Pier Francesco Poli, Piero de Palma, The John Alldis Choir, Tom Krause & Zubin Mehta - Turandot: Nessun dorma!


Separatore arancione
Italia mia
di Francesco Petrarca
Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali
spera ‘l Tevero et l’Arno,
e ‘l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion’ che crudel guerra
e i cor’, che ‘ndura et serra
Marte superbo et fero
apri Tu, Padre, e ‘ntenerisci et snoda
ivi fa’ che ‘l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s’oda.
Voi cui Fortuna à posto in mano il freno
de le belle contrade,
di che nulla pietà par che vi stringa,
che fan qui tante pellegrine spade?
perché ‘l verde terreno
del barbarico sangue si depinga?
Vano error vi lusinga:
poco vedete, et parvi veder molto,
ché ‘n cor venale amor cercate o fede.
Qual piú gente possede,
colui è piú da’ suoi nemici avolto.
O diluvio raccolto
di che deserti strani,
per inondar i nostri dolci campi!
Se da le proprie mani
questo n’avene, or chi fia che ne scampi?
Ben provide Natura al nostro stato,
quando de l’Alpi schermo
pose fra noi et la tedesca rabbia;
ma ‘l desir cieco, e ‘ncontra ‘l suo ben fermo,
s’è poi tanto ingegnato,
ch’al corpo sano à procurato scabbia.
Or dentro ad una gabbia
fiere selvagge et mansuete gregge
s’annidan sí, che sempre il miglior geme;
et è questo del seme,
per piú dolor, del popol senza legge,
al qual, come si legge,
Mario aperse sí ‘l fianco,
che memoria de l’opra ancho non langue,
quando assetato et stanco
non piú bevve del fiume acqua che sangue.
Cesare taccio che per ogni piaggia
fece l’erbe sanguigne
di lor vene, ove ‘l nostro ferro mise.
Or par, non so per che stelle maligne,
che ‘l cielo in odio n’aggia:
vostra mercé, cui tanto si commise.
Vostre voglie divise
guastan del mondo la piú bella parte.
Qual colpa, qual giudicio o qual destino
fastidire il vicino
povero, et le fortune afflicte et sparte
perseguire, e ‘n disparte
cercar gente et gradire,
che sparga ‘l sangue et venda l’alma a prezzo?
Io parlo per ver dire,
non per odio d’altrui, né per disprezzo.
Né v’accorgete anchor per tante prove
del bavarico inganno
ch’alzando il dito colla morte scherza?
Peggio è lo strazio, al mio parer, che ‘l danno;
ma ‘l vostro sangue piove
piú largamente, ch’altr’ira vi sferza.
Da la matina a terza
di voi pensate, et vederete come
tien caro altrui che tien sé così vile.
Latin sangue gentile,
sgombra da te queste dannose some;
non far idolo un nome
vano senza soggetto:
ché ‘l furor de lassú, gente ritrosa,
vincerne d’intellecto,
peccato è nostro, et non natural cosa.
Non è questo ‘l terren ch’i’ tocchai pria?
Non è questo il mio nido
ove nudrito fui sí dolcemente?
Non è questa la patria in ch’io mi fido,
madre benigna et pia,
che copre l’un et l’altro mio parente?
Perdio, questo la mente
talor vi mova, et con pietà guardate
le lagrime del popol doloroso,
che sol da voi riposo
dopo Dio spera; et pur che voi mostriate
segno alcun di pietate,
vertú contra furore
prenderà l’arme, et fia ‘l combatter corto:
ché l’antiquo valore
ne l’italici cor’ non è anchor morto.
Signor’, mirate come ‘l tempo vola,
et sí come la vita
fugge, et la morte n’è sovra le spalle.
Voi siete or qui; pensate a la partita:
ché l’alma ignuda et sola
conven ch’arrive a quel dubbioso calle.
Al passar questa valle
piacciavi porre giù l’odio et lo sdegno,
vènti contrari a la vita serena;
et quel che ‘n altrui pena
tempo si spende, in qualche acto piú degno
o di mano o d’ingegno,
in qualche bella lode
in qualche honesto studio si converta:
così qua giù si gode,
et la strada del ciel si trova aperta.
Canzone, io t’ammonisco
che tua ragion cortesemente dica,
perché fra gente altera ir ti convene,
et le voglie son piene
già de l’usanza pessima et antica,
del ver sempre nemica.
Proverai tua ventura
fra’ magnanimi pochi a chi ‘l ben piace.
Di’ lor: – Chi m’assicura?
I’ vo gridando: Pace, pace, pace.
Canzoniere 
(Rerum vulgarium fragmenta)
O patria mia, vedo le mura e gli archi
Separatore arancione 
All’Italia
di Giacomo Leopardi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perché, perché? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Né ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
Io credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprìr le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’onda morta;
Né le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve’ come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

Giuseppe per l’unità d’Italia

#315

 

Siamo ancora un paese civile?

Italia stampelle

E non è la prima volta che accade……

Bimba senza mensa, sindaco: no a solidalirietà. Nel Veneziano, “le maestre non possono cedere buono pasto”

 

Logo ansa(ANSA) – VENEZIA, 5 FEB – Niente buoni pasto ceduti dalle maestre di un asilo per far mangiare in mensa una bimba di 4 anni, figlia di immigrati in difficolta’.
A proibire il gesto di solidarietà è il sindaco leghista di Fossalta di Piave (Venezia), Massimo Sensini, che ha opposto un secco ‘no’ al gesto di 4 maestre e due bidelle, che si erano private del loro buono pasto pur di permettere alla piccola di mangiare.
Fossalta. Maestre e bidelli della scuola hanno offerto i loro buoni mensa alla piccola, perché la famiglia non ha i soldi. Ma il Comune è intervenuto e le ha fermate: «Questo è danno erariale»

articolo completo sul Gazzettino di Venezia


Stamattina ho vomitato, pensavo fosse un sintomo dell’influenza stagionale, invece era semplicemente disgusto!

horsefly


Giuseppe per la solidarietà

#309

Er ber paese

Er ber paese - Italia

Er ber paese

 

 Er ber paese - Enigma

Gioacchino BelliMentre ch’er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che so’ finiti li mijioni
pe turà un deficì de la Madonna
Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l’atenei nun c’hanno più quadrini
pe’ la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi

Banda Bassotti

Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so’ sempre ppiù basse
Una luce s’è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte 
Attribuito a: Giuseppe Francesco Antonio  Maria Gioachino Raimondo Belli, ma quasi sicuramente opera di qualche buontempone contemporaneo: molto bravo!))

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere questo sonetto del Belli e ….. grandissima sorpresa, sembra scritto in questi giorni. Ma allora è proprio vero, in Italia niente mai cambia? Siamo ancor alla situazione del 1863, sono passati quasi due secoli e tutto rimane immobile. Caro Giuseppe Tomasi avevi proprio ragione, questa è la terra dei gattopardi, bisogna cambiare tutto per non cambiare niente!!!

horseflyERRATA CORRIGE: in prima battuta avevo attribuito il sonetto al Belli (la fonte da cui avevo tratto la notizia era molto attendibile), ma quasi certamente è opera di un autore contemporaneo molto bravo nell’emulare la metrica e la poetica del Belli. Complimenti vivissimi all’autore e tante scuse ai miei lettori :( Le considerazioni fatte in alto restano comunque valide. (01/02/2011)


Giuseppe per il BelPaese.

#307

Alluvione nel Veneto

SOS VENETO


SOS VENETO

SOS VENETO

In questo post inserirò tutto quanto è possibile fare per aiutare le popolazioni alluvionate del veneto: siti di riferimento, numeri per contribuire, etc…. Se avete informazioni di qualsiasi tipo da  segnalare lasciate pure un commento ed io le inserirò nel post. 


SPEDALETTO EUGANEO (PD) Don Federico raccoglie nominativi di chi volesse rendersi disponibile ad aiutare a liberare dal fango (quando l’acqua se ne sarà andata ).Tel canonica: 0429-90698 ma anche a bovolenta

PER QUANTO RIGUARDA I VOLONTARI EXTRA VICARIATI DI CONSELVE ED AGNA POSSONO RIVOLGERSI AI SEGUENTI NUMERI: COMUNE DI CASALSERUGO 0498742811; COMUNE DI BOVOLENTA 0495386166

Segnalazione di Natalino Balasso


AVVISO IMPORTANTE

Alla chiesa di Rettorgole (Caldogno – Vicenza) raccolgono vestiti, biancheria, lenzuola, coperte per chi ha perso tutto nell’alluvione



 Le pagine su FACEBOOK SOS Alluvione Veneto – Come aiutare http://www.facebook.com/sosalluvioneveneto http://www.facebook.com/note.php?note_id=174405272575148&id=161585783882359   http://www.facebook.com/event.php?eid=152444254800865



ITN NEWS Meteo Alarm


 Mentana e LA7 per il Veneto


Giuseppe per il veneto

#289

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